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La prima personale a Roma dell’artista messicano Luis Felipe Ortega è al Mattatoio fino al 22 marzo 2018.

Luis Felipe Ortega è un’artista multimediale. Sin dagli inizi degli anni ottanta conduce la sua personale ricerca sul concetto di viaggio, di bellezza del paesaggio, di vuoto e silenzio come risorse per indagare e ripensare il soggetto contemporaneo. E lo fa destreggiandosi con varie tecniche e strumenti mediatici: dal video alla fotografia, dall’installazione al disegno.

Nella mostra romana organizzata al Padiglione 9A del Mattatoio in particolare, patrocinata dall’Ambasciata del Messico, prodotta in collaborazione con la Galleria Montoro12 e curata da Lucilla Meloni, Luis Felipe Ortega invita attraverso le sue opere ad approfondire quello che definisce “esercizio dell’osservazione” della realtà. Ecco quindi che il concetto di spazio, tempo, vuoto, silenzio assumono significato e corpo e attraverso la visione prolungata della sua opera superare quell’orizzonte metaforico dello sguardo andando oltre il limite.

Attraverso un gioco di vuoti e di pieni di eterei intrecci e fragili equilibri una monumentale  installazione dal titolo Landscape and Geometry (for P.P.P.) occupa il centro dello spazio espositivo. Per la sua realizzazione l’artista prende spunto dall’articolo di Pier Paolo Pasolini pubblicato sul Corriere della Sera il primo febbraio 1975 dal titolo “Il vuoto del potere” ovvero “l’articolo delle lucciole”. In questo articolo lo scrittore denunciava la scomparsa delle lucciole a causa dell’inquinamento dell’aria e dell’acqua parafrasando la trasformazione che l’Italia in quel momento stava attraversando: da società contadina e paleoindustriale a società dei consumi.

“Pasolini era molto critico nei confronti del suo tempo, ma a Pasolini non interessava usare il cinema o la letteratura o la poesia come strumento per accusare il potere, piuttosto lo usava come strumento per riflettere sul suo tempo e su se stesso” ha dichiarato Luis Felipe Ortega in un’intervista.

Buona parte dell’opera artistica di Ortega è intrinsecamente politica. Da quando negli anni 90 fonda con altri artisti, tra i quali Cruzvillegas, Daniel Guzmán e Damián Ortega, Temistocle 44, uno spazio autogestito, indipendente, dove studiare, discutere e in definitiva esporre le opere d’arte. Di quel periodo sono i video presenti in mostra dal titolo Remake, e Sanitary Report. Video in cui l’artista riproduce con Daniel Guzmàn, a partire dalla lettura delle schede delle opere, dei testi critici e delle fotografie, le performance eseguite negli anni Sessanta e Settanta da Terry Fox  in Corner Pusch del 1979, Paul McCarthy in Face Painting del 1972 e Bruce Nauman in Self Portait as a Fountain del 1966-1967. 

Esercizio dell’osservazione dunque come occasione per riconquistare la propria dimensione esistenziale. Interessante il concetto di osservazione che si materializza nell’astrattismo della serie Long Nigth in the Present. La serie è dedicata alla strage di Ayotzinapa durante la quale 43 studenti in procinto di organizzare una manifestazione a Città del Messico furono brutalmente uccisi dalla polizia locale. 43 quadri astratti dove il movimento della grafite quasi si intravede sullo sfondo nero colorato a pastello. Quello che l’artista coglie è il problema della scomparsa, della non visibilità dell’altro più che la rappresentazione della violenza.

Double Exposure (Expandend) presente nella mostra è la rielaborazione del libro d’artista di Fischli & Weiss dal titolo Flowers.

Ho appreso molto da questi artisti, così intervenire su uno dei loro libri ha significato una via per riconoscerli e per riconoscermi nei loro procedimenti e anche per generare un  minuzioso processo di osservazione. Ho lavorato tre mesi, dieci ore al giorno, intervenendo sul libro. Così ho conosciuto ogni millimetro di Flowers. Luis Felipe Ortega

La mostra si apre e si chiude con il tema dell’orizzonte. La serie Horizons (2013-2017), qui rappresentata da due quadri, suggerisce orizzonti immaginari, dai labili confini, che si ritrovano nel video che chiude la mostra dal titolo Altamura.

Un paesaggio deserto ricco di sabbia, arbusti svela in lontananza il mare. La telecamera che si muove con estrema lentezza fino quasi a trasmettere la sensazione che stia per fermarsi, indugia sul panorama costiero mentre emergono in dialoghi le voci di Kurt Cobain, di Jean Jenet, di Truman Capote, di Louis-Ferdinand Céline, di William Burrougts, di Samuel Beckett, di Pier Paolo Pasolini. Dialoghi sulla condizione umana, sulla politica, sul tempo, sui sogni rubati e perduti. Un invito da parte dell’artista a porgere lo sguardo e l’ascolto per riappropriarsi del proprio tempo, sia quello ordinario che quello della coscienza. Luis Felipe Ortega ha impiegato due anni per mettere insieme le immagini, il suono e le voci e realizzare i 19 minuti del video Altamura nel quale lo spazio, il tempo, il suono, il silenzio il vuoto tornano ad essere temi principali della riflessione e in cui l’orizzonte ritorna a emergere. Come lo stesso Ortega ha detto:

Un orizzonte è un orizzonte ma dà accesso ad altri tipi di itinerari, fondamentalmente mentali, ma, a loro volta, spaziali.

 

 

 

One thought on “Luis Felipe Ortega per la prima volta espone a Roma e omaggia Pasolini

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